Le nuove regole per l’import e i vini biologici: ecco come vendere in Usa

Da sempre gli Stati Uniti rappresentano un mercato di riferimento per l’Italia esportatrice di vino. Se fino ad agosto di quest’anno le vendite italiane si sono mantenute stabili e positive, a partire da settembre 2016 hanno addirittura registrato un incremento del 1,69% rispetto allo stesso periodo del 2015. L’obiettivo per il futuro? Far diventare il vino Made in Italy, un prodotto di lusso.

Vino italiano, la vendita negli States deve cambiare

È questo il nuovo obiettivo per il prossimo anno che emerge dall’analisi di Maurizio Forte, direttore ICE New York e coordinatore Rete Usa dell’Agenzia ITA. Il vino italiano risulta essere al primo posto nelle vendite statunitensi ma la debolezza riguarda proprio il prezzo medio con il quale viene proposto sul mercato, con una media di 2,89 dollari a bottiglia contro i 5,12 dollari dei vini francesi. Stimolando la domanda di qualità sarà possibile proporre in vendita il vino italiano in modo differente  e farlo percepire come prodotto di lusso, come ad esempio la vendita Amarone online, sempre più richiesta.

Focus quindi sulle nuove regole per l’import e i vini biologici. In questo campo, il fulcro della questione ruota tutto intorno alla guerra da condurre contro i solfiti. E quindi di conseguenza l’attenzione si sposta sulle certificazioni di tipo bio: in America ad esempio esistono diverse tipologie di vini biologici. Si va da quelli denominati al 100% bio perché non prevedono assolutamente l’utilizzo di solfiti chimici, per scendere al 95% degli ingredienti di partenza bio (con l’aggiunta appunto di un 5% di solfiti per la conservazione), al 75% fino a quelli prodotti a partire da uve biologiche e da uve-non biologiche.

Se l’Italia quindi si pone come obiettivo quello di esportare sempre più e meglio, ecco allora quali sono le regole da dover seguire. Il consumo pro-capite di vino di qualità negli Stati Uniti ha raggiunto livelli interessanti, è aumentata la richiesta di Prosecco ma ancora due bottiglie di vino su tre sono a marchio americano. Questo significa che un’azienda italiana che desidera imporsi sul mercato d’oltreoceano dovrà non solo vincere sulla domanda interna ma anche battersi con il maggior competitor presente sul territorio (la Francia) e soprattutto differenziarsi rispetto a tutti gli altri esportatori o distributori.

Il consiglio? Costruire un brand ben riconoscibile, avvalersi della consulenza di esperti di marketing in grado di utilizzare ad esempio strumenti promozionali non convenzionali come le app del vino e i social media. Un’ottima idea è quella che punta ad ottenere recensioni positive sul proprio prodotto, da parte ad esempio di riviste, influencer ed enti indipendenti e dall’ottima reputazione sul mercato. Per raggiungere questo tipo di obiettivo e impostare una corretta ed efficace strategia di marketing, il primo passo da compiere riguarda sempre quello di individuare con precisione il proprio mercato di riferimento e profilare un target clienti che sia specifico e potenzialmente già interessato all’acquisto di determinati prodotti, in linea con le nuove tendenza del digital marketing e della lead generation.

 

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