Archivio mensile:Febbraio 2012

Vino biologico: le nuove normative

 

Agricoltura e biologico: un binomio sempre interessante. Dalla prossima vendemmia i viticoltori biologici potranno utilizzare il termine “vino biologico” sulle etichette, apponendo un logo rappresentato da una foglia con dodici stelle, tra cui una cometa, su fondo verde: è la conseguenza del nuovo regolamento sulla materia approvato recentemente a Bruxelles. A questo proposito la Sezione vitivinicola di Confagricoltura Bergamo si è riunita per esaminare i contenuti del provvedimento.
“Vi sono indubbiamente alcuni lati positivi – sottolinea Renato Giavazzi, presidente di Confagricoltura Bergamo e di Confagricoltura Lombardia –. Finalmente il consumatore potrà riconoscere il vino biologico attraverso l’apposito logo, come accade per tutti gli altri prodotti biologici.”
“Sotto il profilo giuridico – aggiunge Aldo Marcassoli, direttore di Confagricoltura Bergamo – il regolamento colma l’attuale vuoto normativo, che faceva considerare biologico il vino ottenuto semplicemente da uve biologiche e non tramite un processo di produzione biologico. Questo consentirà di armonizzare le regole sulla produzione biologica a livello europeo, a partire dai numerosi standard previsti nei singoli Stati membri”.
Il regolamento vieta alcune pratiche enologiche invasive, che possono modificare la composizione del prodotto, e stabilisce i limiti di utilizzo di alcuni coadiuvanti e additivi.
Pur approvando questo importante passo avanti, i produttori di Confagricoltura avrebbero preferito tuttavia che si adottasse un regolamento più restrittivo, in grado di valorizzare meglio il prodotto italiano, che si conforma a standard qualitativi più elevati che nella maggior parte degli altri Paesi produttori.


Un settore quello biologico che potrebbe, nei prossimi anni creare lavoro nuovo. “Tra le altre cose avremmo desiderato una maggiore riduzione dell’uso dei solfiti – spiega Giavazzi -. Purtroppo, si è dovuti scendere ad un compromesso con i Paesi del Nord Europa che, per difficoltà climatiche e tecnologiche, sono soliti usarne in grandi quantità”.

Gonfiore addominale, colpisce il 20% degli italiani

 

Parliamo di un disturbo che colpisce circa il 20% degli italiani e che causa fastidiosi sintomi quali il gonfiore addominale, del fastidio addominale, meteorismo (aria nella pancia), nausea, cefalea, alterazione dell’attività intestinale, di una modificazione della consistenza delle feci e così via. Stiamo parlando di colite.

Esistono due tipi di colite. Un primo disturbo è caratterizzato dall’alternanza di periodi di stipsi a periodi di diarrea, naturalmente accompagnati dalla presenza di tutti i sintomi sopra elencati. In questo caso i fastidi durano molto a lungo, non si manifestano mai di notte e non impediscono lo svolgimento di una vita normale, ma il soggetto che ne soffre è molto irritabile, ansioso e sempre infastidito. I sintomi si presentano regolarmente dopo i pasti, indipendentemente da ciò che si mangia e i dolori diminuiscono o scompaiono dopo aver defecato o emesso del gas. Un aiuto in questo caso può derivare dall’utilizzo di fermenti lattici attivi.

Un secondo tipo di colite è quello caratterizzato da una diarrea costante, urgente, che si verifica tipicamente durante o appena dopo un pasto. In questo caso la persona non soffre di alcun disturbo né tantomeno presenta la pancia gonfia, ma alla palpazione dell’addome nota un certo dolore nel quadrante addominale inferiore sinistro associata ad un colon contratto.